Il Covid19 chiude le porte di Klainguti


Se avessero dovuto chiederci qual era il volto maschile delle Vegie, avremmo risposto quello dei fratelli Ubaldi, titolari del bar pasticceria Klainguti da vent'anni.

Un volto burbero, naturalmente più incline al mugugno che al sorriso, che nascondeva in realtà una grande gentilezza e una infinita disponibilità. Mai una parola di troppo, se mai una di meno, ma il servizio era sempre impeccabile. 

Avreste dovuto vedere la loro faccia quando, nel 2014, abbiamo lanciato insieme a Igersgenova la prima iniziativa social delle vegie, proponendo loro di farsi un selfie con la locandina. Eppure alla fine glielo abbiamo strappato, e con il selfie anche un mezzo sorriso.

E poi è stato tutto un crescendo: le cacce al tesoro, i giribotteghe, le tante visite offerte ai giornalisti di tutto il mondo: non c'era iniziativa cui si sottraessero e in cui non entrasse, con malcelato orgoglio, la lettera di Giuseppe Verdi con la storia del Falstaff di Klainguti "molto migliore del mio". Ricordiamo quando, per l'Expo 2015, ci alzammo tutti all'alba, noi e loro, per ritirare e portare a Milano una confezione fresca di Falstaff, "perché mica posso darveli del giorno prima".

Un crescendo che li ha portati fino ad oggi, a dichiarare la resa di fronte alla pandemia e alla crisi economica che ne è derivata. Noi ci auguriamo che non sia una resa, per i fratelli Ubaldi e per i fratelli Klainguti, quelli che nell'Ottocento vennero giù dalla Svizzera, si fermarono a Genova di passaggio e alla fine ci misero le radici, fondando la storica pasticceria. 

Ecco, noi vegiebotteghezena ci auguriamo che questa storia così lunga e gloriosa abbia il lieto fine che si merita. Per adesso possiamo solo ricordare cosa sono è stato Klainguti per Genova, dal 1828 ad oggi.

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